La scorsa settimana lo shuttle Discovery ha preso il posto dell’Enterprise nel National Air and Space Museum’s di Washington.
Oggi, dopo aver sorvolato la città di New York sulle spalle di un 747 SCA, l’Enterprise è stato depositato momentaneamente presso il JFK; successivamente sarà imbarcato su una nave, destinazione Intrepid Sea Air and Space Museum.
L’ Enterprise è il primo orbiter ad essere stato costriuto dalla NASA e non ha mai preso parte a missioni spaziali; è stato utilizzato solo nell’atmosfera terrestre per varie sessioni di test, ed alla fine degli anni 70 fu dismesso.
Il suo nome è derivato dalla famosa nave spaziale USS Enterprise di Star Trek.
La risposta penso sia scontata, almeno una, due, tre… volte, è una manovra all’effetto scenografico assicurato, e che regala un pò di adrenalina a chi sta ai comandi.
Ne sa qualcosa Quentin Mouton, ex pilota di T-6 Texan del South African Air Force (SAAF), che per una scommessa ha compiuto un bel passaggio basso sulle coste di Saldanha Bay.
La sera del 1° ottobre del 1964 Quentin, pilota di T6, si ritrova in un pub con alcuni “Pongos” della fanteria.. uno di loro lo sfida dicendogli “Tu pensi di poter volare basso, ma non riuscirai mai a farmi abbassare a terra”.
Il giorno seguente, 2 ottobre, Quentin riconosce i “Pongos” lungo la spiaggia e non si fa scappare l’occasione. Punta il suo T-6 sulla fanteria, nella direzione del ragazzo che lo aveva sfidato la sera prima al pub. A testimonianza di quel passaggio basso, un militare scatta le foto che ritraggono il T-6 sopra le truppe.
Qualche tempo dopo il ragazzo che aveva sfidato Quentin gli confessò che quel giorno, appena aveva visto il T-6 piombargli addosso, aveva provato a ripetere dentro di se “Non mi farai sdraiare… non mi farai sdraiare…” ma appena l’aereo gli passò sopra lui si ritrovò sdraiato!
Per restare in tema sul sito dei Vintage Wings of Canada potete trovare una raccolta di foto di passaggi bassi; le foto sono divise per argomenti ed ognuna è commentata con una breve descrizione. Davvero interessante!
Matevž Lenarčič, 53enne pilota, biologo, ambientalista e fotografo, è atterrato oggi a Lubiana concludendo il giro del mondo con un ultraleggero, il Virus-SW914.
Matevž ha percorso circa 100mila km in 100 giorni, con l’obiettivo di:
coprire la maggior distanza possibile consumando la minor quantità di carburante possibile
compiere il giro del mondo con un aereo leggero – il Virus è l’aereo più leggero che abbia mai tentato l’impresa
raccogliere documentazione fotografica sugli oceani, che ricoprono il 70% della superficie terrestre.
Il Pipistrel Virus SW (Short Wing) di certo è uno dei mezzi più adatti per compiere questa impresa; è prodotto in Slovenia, il primo Virus ha volato nel 1995, da allora ne sono stati prodotti circa 250; ha un’ottima efficienza, che gli permette ridurre di molto il consumo di carburante, in virtù anche del peso a vuoto di appena 290 Kg.
L’apertura alare è di 10 metri, la velocità di crociera è di 270 Km/h, rateo di salita 8,4 m/sec (450 Kg), consumo alla velocità di crociera è di 17,8 lt/ora. E’ stato premiato 2 volte nei NASA Centennial Challenges.
Durante il GreenLight WorldFlight, Matevž ha attraversato 6 volte l’equatore, ha sorvolato l’Everest, il Kilimanjaro, l’Aconcagua, il Monte Bianco, 7 continenti, 3 oceani (Atlantico, Pacifico, Indiano), 120 Parchi Nazionali, i deserti africani ed australiani, le foreste tropicali di Brasile, Indonesia e Africa…
Ieri, 17 aprile, lo Shuttle Carrier Aircraft NASA 905 ha accompagnato lo Shuttle Discovery NASA OV-103 nel suo ultimo volo dal Kennedy Space Center all’aeroporto di Washington Dulles. Il 19 aprile sarà trasportato via terra negli hangar del National Air and Space Museum’s Udvar-Hazy Center (Smithsonian Institution) e sarà disponibile per l’esposizione pubblica.
http://www.flickr.com/photos/forthebirds/
La costruzione dello Shuttle Discovery iniziò nel gennaio del 1979, entrò in servizio con la missione STS-41-D 30 agosto – 5 settembre 1984, l’ultima missione è stata la STS-133 24 febbraio – 9 marzo 2011.
Il Discovery è stato il 3° orbiter ad entrare in servizio, dopo gli sfortunati Columbia e Challenger, ed è il primo shuttle operativo ad essere stato ritirato. Ha accumulato in totale 365 giorni di volo in orbita, ed ha partecipato sia a missioni di ricerca, sia a missioni per la costruzione della Stazione Spaziale Internazionale (ISS)… ed ha portato in orbita il telescopio spaziale Hubble nel 1990.
Dal 23 ottobre al 7 novembre 2007, Paolo Nespoli (astronauta italiano) ha volato come specialista di missione a bordo dello Space Shuttle Discovery per il volo STS-120 verso la Stazione Spaziale Internazionale.
Dopo l’ultima missione, il Discovery è stato ritirato dal servizio e la NASA lo ha offerto allo Smithsonian Institution a seguito di un processo di decontaminazione.
Durante il volo di oggi lo SCA, affiancato da un NASA T-38, ha sorvolato il centro di Washington per rendere omaggio alla onorata carriera dello Shuttle Discovery.
http://www.flickr.com/photos/nasahqphoto
Lo SCA, Shuttle Carrier Aircraft,è un Boeing 747 opportunamente modificato dalla NASA per trasportare sopra la fusoliera gli orbiter, in questo caso il Discovery.
In questo video sono state riprese le operazioni di aggancio dell’orbiter sullo SCA, davvero interessante.
Da notare come la parte posteriore dell’orbiter sia stata protetta da un cono di coda, per ridurre la resistenza e la turbolenza durante il volo sullo SCA, oltre che per proteggere lo SSME; in questo video sono state riprese le operazioni di installazione del cono di coda sull’Enterprise.
Durante alcuni test eseguiti nel 1977, la NASA ha sperimentato la funzionalità del cono di coda durante alcuni voli liberi condotti con l’Enterprise, molto interessante anche questo video…
In un articolo di agosto 2011 vi avevamo già parlato degli SCA… come si può notare dalle foto/video, le principali differenze tra un classico 747 ed uno SCA riguardano i montanti installati a metà fusoliera per facilitare il trasporto dell’orbiter, e l’installazione di 2 derive verticali supplementari per migliorare la stabilità direzionale del mezzo.
I 2 SCA appartenenti al NASA’s Johnson Space Center sono:
NASA 905: è un 747-100 registrato come N905NA, ottenuto dall’ American Airlines nel1974; inizialmente fu impiegato per studi sulle scie di turbolenza, per essere poi convertito a SCA nel 1977
NASA 911: è un 747-100SR registrato come N911NA , ottenuto dalla Japan Airlines nel 1989; entrò in servizio nel 1990 dopo opportune modifiche
Il NASA 911 è stato ritirato dal servizio l’8 febbraio 2012. Viene utilizzato per fornire componenti di ricambio per il NASA 905.
Il NASA 905 resterà in servizio per trasportare gli ultimi 3 orbiter nelle aree espositive: Intrepid Sea, Air and Space Museum a New York City (Enterprise), California Science Center a Los Angeles (Endeavour) e NASA Kennedy Space Center in Florida (Atlantis).
Dopo che il NASA 905 avrà terminato le sue ultime missioni , sarà utilizzato per fornire componenti di ricambio al Boeing 747SP utilizzato nel progetto NASA Stratospheric Observatory for Infrared Astronomy (SOFIA).
“Will it Fly?” (ovvero “Volerà?”) è il nome che Ivan Mudrovcich ed il suo staff hanno dato al progetto che hanno intrapreso… ovvero quello di costruire l’aereo utilizzato da Richard Pearse per il suo primo volo a motore.
Richard William Pearse era un contadino ed inventore neozelandese, che il 31 marzo 1903, stando alle testimonianze, compì il primo volo con un mezzo a motore più pesante dell’aria… per capirci un mezzo simile a quello dei fratelli Wright, solo che Pearse riuscì nell’impresa 9 mesi prima dei fratelli Wright.
Il suo “aereo” non era però in grado di essere controllato efficientemente, riusciva solo a coprire piccole distanze in volo rettilineo. E’ qui che i fratelli Wright si sono ingegnati, dando al loro Wright Flyer dei controlli efficienti sui 3 assi.
Nel 1901 Pearse aveva già provato a far volare il suo monoplano, ma senza successo, a causa del motore poco potente… nel 1903 ha installato un motore più potente da 15 cavalli, riuscendo nell’impresa.
In edicola con Panorama potete trovare “AIRCRAFT: La storia del volo”, una collana interamente illustrata dedicata alla storia dell’aeronautica militare e civile. I primi bombardieri, gli aerei invisibili, le bombe intelligenti, gli UAV senza pilota e gli elicotteri sofisticati: i profili di oltre 500 mezzi, schede tecniche e approfondimenti storici.
La collana è articolata in 20 volumi, il primo è già disponibile in edicola al prezzo di 4,99 € (oltre il prezzo della rivista). I successivi volumi sono disponibili a 14,99 €
Il Museo Storico dell’Aeronautica Militare di Vigna di Valle (Roma) ha arricchito l’esposizione con l’idroricognitore biplano Ro.43.
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Recuperato a Roma Centocelle nel 1972, il velivolo Ro.43, interamente restaurato dalla sezione manutenzione e restauro del Museo Storico, è l’unico esemplare esistente al mondo.
L’Imam Ro.43 ‘Grillo’, progettato dall’ing. Galasso per sopperire all’esigenza della Regia Marina di dotarsi di un aereo da imbarcare sulle proprie navi, era uno sviluppo del ricognitore Ro.37 del quale manteneva la struttura della fusoliera e dal quale si differenziava principalmente per la configurazione alare, sempre sesquiplana, ma a doppia ala di gabbiano, e per l’adozione di un grande galleggiante centrale oltre che di due più piccoli equilibratori posti sotto l’ala inferiore. La fusoliera, presentava ampie finestrature laterali ed inferiori atte all’osservazione, e terminava posteriormente in un impennaggio classico monoderiva dotato di piani orizzontali controventati. Le ali potevano essere ripiegate all’indietro per permettere il ricovero sulle navi.
Con lo scoppio della seconda guerra mondiale fu imbarcato sulle navi di battaglia della classe ‘Littorio’ dai quali veniva lanciato a mezzo di apposita catapulta. L’esemplare faceva parte di un lotto di 23 aerei costruiti dalla IMAM nel primo semestre 1937. Prestò servizio sugli incrociatori, partecipando tra l’altro alla battaglia di Punta Stilo del 9 luglio del 1940. Concluse la sua ‘carriera’ operativa presso la Scuola Osservatorio Marittimo di Orbetello, di cui porta ancora i codici ORB-23.